© Copyright Dott. Stefano Becagli - Psicologo - Riceve in Via Zurigo 24/4 Milano - P.Iva 07818800968 Tel. 349 3810997 - Iscrizione Ordine degli Psicologi della Lombardia n° 11723

Supporto psicologico nell’infortunio e nel processo riabilitativo

Chi pratica sport, sia a livello agonistico che a livello amatoriale, può prima o poi affrontare un infortunio . L’infortunio è un evento destabilizzante che incide sull’ equilibrio psicologico ed emotivo dell’atleta . Oltre al trauma fisico e il dolore, l’atleta infortunato dovrà far fronte ad una moltitudine di pensieri e sensazioni. Un cattivo adattamento dall’infortunio può originare: Sensi di colpa Pensieri irrazionali e depressivi Sensazioni di rabbia e di impotenza Domande ossessive in merito al proprio ritorno alla “normalità” Ritorno “insicuro” all’attività o abbandono dell’attività sportiva Nelle   situazioni   più   gravi   può   originarsi   la   “sindrome   del   dolore”,   ovvero   liberarsi   della   propria   identità   di   atleta   e   vivere   come   una persona comune. L’atleta   infortunato   deve   capire   cosa   gli   serve,   ridefinire   le   priorità   che   si   era   prefissato,   allargare   i   suoi   interessi   anche   ad   ambiti   non sportivi   pur   mantenendo   i   suoi   contatti   con   la   sua   disciplina   sportiva,   come   ad   esempio   allenatore   e   compagni   di   squadra.   Deve riconquistare   la   sua   identità   di   sportivo   bensì   con   un   atteggiamento   mentale   moderato,   capace   di   accettare   emozioni   negative   e momenti   stasi   o   di   peggioramento;   un   atteggiamento   mentale   diverso,   rispetto   quella   durezza   psicologica   necessaria   nei   momenti   di forma fisica e di allenamento. Si   può   ben   desumere   che   i   fattori   psicologici   hanno   un   effetto   notevole   non   soltanto   sul   benessere   generale   della   persona,   bensì   inoltre sul decorso della sua stessa patologia, la cui prognosi può subire rallentamenti da alcuni atteggiamenti mentali. L’infortunio   se   gestito   con   superficialità   può   essere   un   fattore   di   rischio   per   il   ritorno   alle   gare   dell’atleta.   A   livello   psicologico,   l’infortunio intacca quattro aree che sono in grado di produrre delle ripercussioni importanti sul futuro dell’atleta e sul suo futuro Tempo :   infortunarsi   è   sinonimo   di   sospensione   dell’attività   sportiva,   il   tempo   di   recupero   fisiologico   è   connesso   con   l’entità   del   trauma, dall’età   bensì   inoltre   dalla   motivazione   dell’atleta,   che   deve   far   fronte   alla   gestione   dell’incertezza   circa   la   data   del   ritorno   alle   gare   e,   in caso di pause più lunghe, vede svanire gli obiettivi della stagione sportiva. Isolamento :   Nel   corso   della   riabilitazione   l’atleta   interrompe   la   partecipazione   all’allenamento   insieme   alla   squadra,   la   quotidianità precedentemente definita subisce una seria modificazione e si perde. L’atleta si trova in una situazione di solitudine. Dolore :   Il   grado   di   percezione   del   dolore   non   è   universale,   ma   individuale,   quindi   varia   da   persona   a   persona.   Può   accadere   che   il dolore   tenda   a   non   esaurirsi   con   i   tempi   della   guarigione   clinica,   quindi   persiste   cronicizzandosi   fino   ad   arrivare   ad   essere   una   barriera sulla strada che porta ad un completo recupero. Paura :   il   ricordo   traumatico   dell’evento   che   ha   causato   l’infortunio   può   condurre   l’atleta   a   tornare   alle   gare   in   modo   insicuro,   ad   andare incontro a nuovi infortuni e in casi più gravi ad abbandonare l’attività sportiva. Lo psicologo dello sport  può intervenire attraverso un programma di riabilitazione anche psicologica dall’infortunio. Le tecniche più utilizzate sono: mental training, goal setting e pensiero positivo, training propriocettivo, self talk e biofeedback. Con   l’ausilio   del   mental   training    si   lavora   all’aumento   dell’autostima   e   dell’elasticità   mentale;   al   potenziamento   dell’autoregolazione   e delle   attitudini   sport-specifiche;   si   migliora   la   capacità   del   controllo   del   dolore   attraverso   maggiore   conoscenza   delle   sensazioni   corporee ed inoltre si punta a ridurre la paura del re-infortunio. Nel   percorso   di   supporto   psicologico   si   utilizza   il   goal   setting   (lavorando   su   obiettivi   concreti),   questo   permette   non   soltanto   di mantenere   un   livello   di   motivazione   alto   nei   riguardi   del   processo   riabilitativo   (es.   terapie   farmacologiche   e   fisiche,   visite   di   controllo ecc.) e di dare sostegno ad un atteggiamento mentale funzionale e positivo alla condizione di salute generale dell’atleta. Con   il   training   propriocettivo    si   ha   lo   scopo   di   condurre   l’atleta   ad   apprendere   e   affinare   gradualmente   diversa   capacità,   coma   ad esempio: l’autopercezione, l’autoispezione e raggiungere una maggiore consapevolezza corporea. Il dialogo interno ( self talk ), invece, è finalizzato all’incremento e al controllo del comportamento. L’obbiettivo finale dell’intervento svolto dallo psicologo dello sport è quello di: Accettare le condizioni di infortunato; Accettare i tempi di recupero riabilitativo; Cercare le migliori possibilità di recupero; Focalizzare la propria attenzione sul presente e non sul passato; Pensare al futuro superando la frustrazione dell’inattività; Lo   psicologo   dello   sport   costruisce   con   l’atleta   percorsi   di   preparazione   mentale    per   pianificare   un   rientro   all’attività   sportiva   il   più sicuro   e   veloce   possibile,   riducendo   l’impatto   psicologico   dell’infortunio.   Inoltre,   sostiene   l’atleta   a   mantenere   il   focus   sulla   performance aiutandolo a riconoscere le strategie e risorse per affrontare l’infortunio.
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Supporto           

psicologico

nell’infortunio       

e       

nel

processo riabilitativo

Chi   pratica   sport,   sia   a   livello   agonistico   che   a livello   amatoriale,   può   prima   o   poi   affrontare   un infortunio . L’infortunio    è    un    evento    destabilizzante    che incide   sull’ equilibrio   psicologico   ed   emotivo dell’atleta . Oltre    al    trauma    fisico    e    il    dolore,    l’atleta infortunato   dovrà   far   fronte   ad   una   moltitudine di pensieri e sensazioni. Un     cattivo     adattamento     dall’infortunio     può originare: Sensi di colpa Pensieri irrazionali e depressivi Sensazioni di rabbia e di impotenza Domande    ossessive    in    merito    al    proprio ritorno alla “normalità” Ritorno    “insicuro”    all’attività    o    abbandono dell’attività sportiva Nelle    situazioni    più    gravi    può    originarsi    la “sindrome    del    dolore”,    ovvero    liberarsi    della propria    identità    di    atleta    e    vivere    come    una persona comune. L’atleta    infortunato    deve    capire    cosa    gli serve,   ridefinire   le   priorità   che   si   era   prefissato, allargare   i   suoi   interessi   anche   ad   ambiti   non sportivi   pur   mantenendo   i   suoi   contatti   con   la sua     disciplina     sportiva,     come     ad     esempio allenatore     e     compagni     di     squadra.     Deve riconquistare   la   sua   identità   di   sportivo   bensì con     un     atteggiamento     mentale     moderato, capace     di     accettare     emozioni     negative     e momenti     stasi     o     di     peggioramento;     un atteggiamento   mentale   diverso,   rispetto   quella durezza   psicologica   necessaria   nei   momenti   di forma fisica e di allenamento. Si   può   ben   desumere   che   i   fattori   psicologici hanno    un    effetto    notevole    non    soltanto    sul benessere   generale   della   persona,   bensì   inoltre sul   decorso   della   sua   stessa   patologia,   la   cui prognosi    può    subire    rallentamenti    da    alcuni atteggiamenti mentali. L’infortunio    se    gestito    con    superficialità    può essere   un   fattore   di   rischio   per   il   ritorno   alle gare   dell’atleta.   A   livello   psicologico,   l’infortunio intacca    quattro    aree    che    sono    in    grado    di produrre     delle     ripercussioni     importanti     sul futuro dell’atleta e sul suo futuro Tempo :   infortunarsi   è   sinonimo   di   sospensione dell’attività     sportiva,     il     tempo     di     recupero fisiologico   è   connesso   con   l’entità   del   trauma, dall’età      bensì      inoltre      dalla      motivazione dell’atleta,    che    deve    far    fronte    alla    gestione dell’incertezza   circa   la   data   del   ritorno   alle   gare e,   in   caso   di   pause   più   lunghe,   vede   svanire   gli obiettivi della stagione sportiva. Isolamento :     Nel     corso     della     riabilitazione l’atleta        interrompe        la        partecipazione all’allenamento      insieme      alla      squadra,      la quotidianità    precedentemente    definita    subisce una   seria   modificazione   e   si   perde.   L’atleta   si trova in una situazione di solitudine. Dolore :   Il   grado   di   percezione   del   dolore   non   è universale,    ma    individuale,    quindi    varia    da persona   a   persona.   Può   accadere   che   il   dolore tenda     a     non     esaurirsi     con     i     tempi     della guarigione          clinica,          quindi          persiste cronicizzandosi   fino   ad   arrivare   ad   essere   una barriera   sulla   strada   che   porta   ad   un   completo recupero. Paura :   il   ricordo   traumatico   dell’evento   che   ha causato    l’infortunio    può    condurre    l’atleta    a tornare   alle   gare   in   modo   insicuro,   ad   andare incontro   a   nuovi   infortuni   e   in   casi   più   gravi   ad abbandonare l’attività sportiva. Lo    psicologo    dello    sport     può    intervenire attraverso   un   programma   di   riabilitazione   anche psicologica dall’infortunio. Le   tecniche   più   utilizzate   sono:   mental   training, goal     setting     e     pensiero     positivo,     training propriocettivo, self talk e biofeedback. Con    l’ausilio    del    mental    training     si    lavora all’aumento      dell’autostima      e      dell’elasticità mentale;   al   potenziamento   dell’autoregolazione e   delle   attitudini   sport-specifiche;   si   migliora   la capacità    del    controllo    del    dolore    attraverso maggiore   conoscenza   delle   sensazioni   corporee ed   inoltre   si   punta   a   ridurre   la   paura   del   re- infortunio. Nel   percorso   di   supporto   psicologico   si   utilizza   il goal   setting   (lavorando   su   obiettivi   concreti), questo   permette   non   soltanto   di   mantenere   un livello    di    motivazione    alto    nei    riguardi    del processo   riabilitativo   (es.   terapie   farmacologiche e    fisiche,    visite    di    controllo    ecc.)    e    di    dare sostegno      ad      un      atteggiamento      mentale funzionale   e   positivo   alla   condizione   di   salute generale dell’atleta. Con   il   training   propriocettivo    si   ha   lo   scopo   di condurre    l’atleta    ad    apprendere    e    affinare gradualmente     diversa     capacità,     coma     ad esempio:     l’autopercezione,     l’autoispezione     e raggiungere     una     maggiore     consapevolezza corporea. Il     dialogo     interno     ( self     talk ),     invece,     è finalizzato    all’incremento    e    al    controllo    del comportamento. L’obbiettivo    finale    dell’intervento    svolto    dallo psicologo dello sport è quello di: Accettare le condizioni di infortunato; Accettare i tempi di recupero riabilitativo; Cercare le migliori possibilità di recupero; Focalizzare      la      propria      attenzione      sul presente e non sul passato; Pensare   al   futuro   superando   la   frustrazione dell’inattività; Lo   psicologo   dello   sport   costruisce   con   l’atleta percorsi     di     preparazione     mentale      per pianificare   un   rientro   all’attività   sportiva   il   più sicuro    e    veloce    possibile,    riducendo    l’impatto psicologico     dell’infortunio.     Inoltre,     sostiene l’atleta   a   mantenere   il   focus   sulla   performance aiutandolo   a   riconoscere   le   strategie   e   risorse per affrontare l’infortunio.